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“Cosa devono sapere le persone alla fine di un corso di formazione?”

Ecco, questa è una domanda onesta, e quasi sempre sbagliata!

Le persone non agiscono in base a quello che sanno. Agiscono in base a quello che decidono nel momento in cui conta e quel momento arriva quasi sempre lontano dal momento di fruizione di un corso “tradizionale” on line o in aula. La nuova conoscenza o competenza emerge quando la persona che ha seguito la formazione è sotto pressione, quando la decisione va davvero presa, magari anche in poco tempo. 

Per questo l’obiettivo reale di un corso è far decidere meglio.

La formazione e il giudizio

Partiamo da un dato: in una meta-analisi su 225 studi nei corsi scientifici universitari, l’apprendimento attivo ha alzato i punteggi d’esame di circa il 6%, e con la lezione tradizionale la probabilità di bocciatura era una volta e mezza più alta. Sappiamo infatti che ascoltare in modo passivo è tra i metodi di apprendimento meno efficaci che conosciamo.

Inoltre, anche quando ricordiamo una regola, non è detto che la usiamo quando serve. Tra la nozione e la scelta si inseriscono le nostre scorciatoie mentali. Diamo peso alle prime impressioni, confermiamo quello che già pensiamo, ci facciamo guidare dall’esempio più recente, invece che dal dato più rilevante. Questi errori di giudizio sono sistematici e prevedibili e riguardano tutti, anche chi ha esperienza. Se non se ne tiene conto, qualsiasi contenuto formativo semplicemente lascia chi lo segue esattamente dov’era.

Lo vediamo anche nella formazione aziendale. Pensiamo un attimo ai corsi sulla sicurezza informatica… Una persona che ha seguito un corso sulla protezione dei dati sa benissimo che non deve cliccare su link sospetti, poi arriva una mail che sembra del “capo” che richiede qualcosa di urgente da fare prima di finire la giornata lavorativa e… la persona formata per ore sulla cybersicurezza clicca proprio lì, su quel link che sapeva non avrebbe dovuto selezionare.
eppure le nozioni le aveva, ma la decisione a rischio è stata presa sotto pressione.

Allenare il giudizio

Se il problema è la decisione, allora è la decisione che dobbiamo allenare. Vuol dire mettere le persone davanti a situazioni realistiche, chiedere loro di scegliere, mostrare le conseguenze di quella scelta e farle riprovare. È il cuore dello scenario-based learning. Non si memorizza una regola in astratto. Si prende posizione dentro una situazione concreta.

Funziona perché permette di recuperare un’informazione per usarla, di rileggerla, di fissarla più a lungo nella memoria: è il cosiddetto effetto del recupero attivo.

Se, ad esempio, invece di elencare le procedure dell’anticorruzione, mettiamo la persona davanti a un fornitore che offre un regalo, invitandola a prendere una posizione che porti a una conseguenza, la regola diventa un riflesso, una risposta già sperimentata in un contesto verosimile. Una buona simulazione ci offre un lusso che la realtà non concede: sbagliare senza pagarne il prezzo.

Ripensare la formazione con metodo

Tutto questo, al di là dell’approccio simulativo, chiede di ripensare con metodo la formazione, e più in generale al contenuto formativo. L’obiettivo è portare le persone a capire come decidono e a prendere decisioni più consapevoli.

Significa progettare ogni passaggio formativo con un’intenzione precisa. Il ruolo, il contesto e l’azione non devono mai essere slegati dalla formazione. Quando mettiamo qualcuno davanti a una scelta e gli mostriamo le conseguenze, lo aiutiamo a vedere i propri automatismi, a riconoscerli e a correggerli. È così che nasce la consapevolezza: nel momento in cui una persona capisce perché stava per sbagliare. L’intrattenimento nella formazione deve avere un fine non solo estetico, ma deve essere funzionale. 

Facciamo un paragone: in un manuale di bricolage non posso affidarmi alla copertina e all’impaginazione per capire se imparerò a costruirmi dal nulla un comodino. Ho bisogno di un testo che sia funzionale appunto, che mi faccia “sperimentare”, che mi guidi nelle decisioni, che mi permetta di raggiungere l’obiettivo con gli strumenti che ho e con quelli che devo recuperare.

Nella formazione medica, un percorso strutturato con pratica deliberata ha dato risultati nettamente migliori dell’addestramento tradizionale (trovi il riferimento a fine post). La differenza sta nel modo in cui il contenuto era costruito, ossia è stata questione di metodo. 

La persona che fruisce di un determinato corso deve riconoscersi in quella formazione, riflettere e imparare a decidere meglio.

Come misuriamo il risultato

Se cambia l’obiettivo, cambia anche il metro. Il punteggio di un quiz finale ci dice cosa una persona ricorda oggi, non come deciderà domani. 

La domanda da porti non è quindi solo “Cosa devono sapere le persone alla fine?”: è un’insieme di domande che deve guidarci nel pensare ai contenuti formativi

  • “Dopo il corso, le persone sono più consapevoli di come decidono?”
  • “Riconoscono prima il rischio?”ù
  • “Si fermano a valutare invece di agire per automatismo?”

Sono domande a cui si risponde con i fatti, non con un test. Questo vale anche in una logica prospettica

  • “A tre mesi dal corso quante persone in meno cliccano su una mail di phishing?”
  • “Quante gestiscono nel modo giusto un dato riservato?”
  • “Quante segnalano un tentativo di corruzione invece di lasciar correre?”

Sono questi comportamenti a dirci se la consapevolezza è arrivata davvero. Il punteggio del quiz, da solo, no. Un corso è una palestra per il giudizio. La prossima volta che progettiamo, proviamo a chiederci quali decisioni vogliamo che vengano poi prese con più consapevolezza. Tutto parte da lì.

Fonti

Freeman S. et al. (2014). Active learning increases student performance in science, engineering, and mathematics. PNAS, 111(23), 8410-8415. https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.1319030111

Tversky A., Kahneman D. (1974). Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases. Science, 185(4157), 1124-1131. https://www.science.org/doi/10.1126/science.185.4157.1124

Roediger H. L., Karpicke J. D. (2006). Test-Enhanced Learning: Taking Memory Tests Improves Long-Term Retention. Psychological Science, 17(3), 249-255. https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1111/j.1467-9280.2006.01693.x . Sul ruolo del feedback: Roediger H. L., Butler A. C. (2011). The critical role of retrieval practice in long-term retention. Trends in Cognitive Sciences, 15(1), 20-27. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20951630/

McGaghie W. C. et al. (2011). Does Simulation-Based Medical Education With Deliberate Practice Yield Better Results Than Traditional Clinical Education? A Meta-Analytic Comparative Review of the Evidence. Academic Medicine, 86(6), 706-711. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3102783/

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